Previsioni Draghi sull’Eurozona

di Roberto Commenta

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha commentato la decisione di lasciare invariato allo 0,75 per cento il costo del denaro, precisando altresì che lo scenario economico dell’Eurozona rimane fortemente fragile, e che il 2013 sarà molto difficile, con una lieve ripresa concentrata esclusivamente sulla seconda parte. La Bce ha altresì ribassato le proprie stime di crescita 2012 (fra -0,6% e -0,4% contro una forbice tra -0,6% e -0,2%) e per il 2013 (fra -0,9 e +0,3%, contro una forchetta tra -0,4% e +1,4% precedentemente stimata).

La ripresa è quindi rinviata al 2014, periodo nel quale il Pil dovrebbe oscillare tra lo 0,2 per cento e il 2,2 per cento. “Anche per questo” – commentava La Repubblica poche ore fa – “Francoforte ha deciso di prorogare fino a giugno il volume illimitato delle aste per garantire liquidità al sistema. La Bce non quindi escluso di ricorrere a nuove misure straordinarie come, per esempio, fissare tassi negativi sul costo del denaro: “Siamo operativamente pronti – ha detto Draghi -, ma la discussione non ha approfondito questo punto. Abbiamo brevemente toccato la complessità che una simile misura richiede e le possibili conseguenze non volute”. Applicare tassi negativi vorrebbe dire far pagare degli oneri a chi deposita soldi, piuttosto che corrispondere degli interessi, costituirebbe, quindi, un modo per costringere le banche a non depositare i loro soldi alla Bce e a spostarli altrove, possibilmente facendoli circolare”.

Mario Draghi ha inoltre colto l’occasione per sottolineare come l’economia dell’area euro abbia registrato, di recente, “un ulteriore miglioramento della fiducia dei mercati finanziari. E’ essenziale per i governi ridurre ulteriormente gli squilibri di bilancio e strutturali e procedere con la ristrutturazione del settore finanziario” (qui il nostro approfondimento sulle possibilità di ripresa economica italiana nel 2015).

Draghi, infine, non ha voluto commentare l’attuale situazione italiana, con la crisi del governo Monti a un passo, a causa dell’abbandono della maggioranza da parte del Pdl.